lunedì 5 novembre 2012

il ciclista urbano


“Il ciclista urbano è per sua natura un inventore. La solitudine, in mezzo a una marea di automobili, gli conferisce la sensazione di doversi battere per imporre il proprio universo. Il suo mezzo di trasporto arciminoritario lo conforta nell'idea che egli vive nell'era gloriosa dei pionieri, che c'è molto di nuovo da inventare. È questa pagina bianca nella storia dell'umanità, scritta con i suoi copertoni, è una bella sfida ch'egli raccoglie ogni giorno, sollevando la testa, un occhio alla circolazione, per evitare di essere un martire prematuro della scienza.
Ecco perché, signori automobilisti che li insultate, signori agenti che li multate, ecco perché i ciclisti descrivono ineffabili arabeschi sulla carreggiata, ecco perché passano con il rosso o salgono sui marciapiedi.
In un organismo urbano in cui sono solo un corpo estraneo, in una città ostile, s'inventano un modo di essere che non è stato previsto per loro. Tratteggiano nello spazio la minuta di una città in bicicletta:tracciano, e cancellano. Le loro evoluzioni sono rimorsi d'artista. Sono tutti presi nel loro atto creativo, nello schizzo febbrile. Non giudicateli adesso, ma quando avranno terminato la prima stesura.
Nell'attesa, smettetela con questi colpi di clacson, con i vostri fischietti striduli, fate silenzio e trattenete il respiro come fareste davanti ad un bambino che fa i primi passi in un equilibrio sempre sul punto di infrangersi. Osservateli con indulgenza commossa. Cercano, barcollando, un nuovo equilibrio che rimetterà in marcia la città”


(da “Petit traité de vélosophie”di Didier Tronchet. Trad. L.Bernini Il Saggiatore, 2004. pagg.12-13)

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