giovedì 29 novembre 2012

Libertà

"L'uomo ha tanta libertà quanta è disposto a prenderne. L'anarchismo perciò significa azione diretta, sfida aperta o resistenza a tutte le leggi e vincoli, siano essi di ordine economico, sociale o morale. Ma la sfida e la resistenza sono illegali: e qui risiede la salvezza dell'uomo. Ogni atto illegale richiede integrità, autosufficienza e coraggio. In breve, richiede spiriti liberi e indipendenti, uomini che siano uomini, e abbiano una spina dorsale che non si può trapassare con una mano". Emma Goldman - Anarchism: What It Really Stands For.

lunedì 26 novembre 2012

Elogio di Franti

(...)Chi sia codesto Enrico è sin troppo risaputo: di mediocre intelletto (non si sa che voti prenda né se riesca promosso a fine anno), oppresso sin dalla più tenera infanzia da un padre, da una madre e da una sorella che gli scrivono nottetempo, come sicari dell'OAS, lettere pressoché minatorie sul suo diario, egli vive continuamente immerso in umbratili complessi, un po' diviso tra l'ammirazione prona per un Garrone che non perde occasione per far della bassa retorica elettorale ("Son io!" e il maestro, babbeo: "Tu sei un'anima nobile!"; e se qualcuno dà noia al supplente, subito Garrone dalla parte del potente e dell'ordine: "guai a chi lo fa inquietare, abusate perché è buono, il primo che gli fa ancora uno scherzo lo aspetto fuori e gli rompo i denti!", così il supplente rientra e vede tutti zitti, lui, Garrone, con gli occhi che mandavan fiamme "un leoncello furioso, pareva" – e gli dice "come avrebbe detto a un fratello" ti ringrazio Garrone, e via, Garrone è a posto per tutto l'anno, ditemi se non era figlio di mignotta ) e d'altro lato una sorta di attrazione omosessuale per il Derossi, che è "il più bello di tutti", scuote i capelli biondi, prende il primo premio, si fa baciare dal giovane calabrese e sembra insomma certi personaggi dei libri di Arbasino. Tra questi poli è l'Enrico: di carattere impreciso, incostante nei suoi propositi etici, schiavo di ambigui culti della personalità, non poteva essere gran che diverso col padre che si ritrovava, torbido personaggio costui, incarnazione di quell'ambiguo socialismo umanitario che precedette il fascismo, e in cui l'ideologia dolciastra stava alla lotta di classe come il repubblicanesimo di Carducci alla rivoluzione francese (odi alla regina Margherita, nonne e cipressi che a bolgheri alti e stretti, ma repubblica, ciccia): questo padre che parla di rispetto per i mestieri e le professioni, esalta la nobiltà degli umili, incita il figlio ad amare i muratori, ma si demistifica in quella terribile pagina del 20 aprile (giovedì) in cui esorta il figlio a gettare le braccia al collo a Garrone quando tra quarant'anni lo ritroverà col viso nero nei panni di un macchinista, "ah non m'occorre che tu lo giuri, Enrico, sono sicuro, fossi tu anche un senatore del Regno" – e non lo sfiora neppure il sospetto di quel che potrebbe (dovrebbe) accadere, che cioè Enrico possa ritrovarsi nei panni di un macchinista ad incontrar l'amico Garrone senatore del Regno (conoscendo Garrone, arrivato alla camera alta per via Acli, va bene, ma ciononostante è il principio che conta, vero?)(...) ritagliato da Elogio di Franti in Diario minimo. Umberto Eco - 1962

sabato 17 novembre 2012

biciclette al quirinale


Ritaglio da Paese Sera un articolo di Rotafixa sulla bicimanifestazione di ieri sera al Quirinale.
"Un migliaio di biciclette di fronte al Quirinale. Non s’era mai visto, ma non è l’unico aspetto di novità della serata di ieri a Roma: non s’era mai visto un movimento spontaneo, senza organi, strutture e ufficialità essere ricevuto dalla massima istituzione di questo dannato paese all’improvviso e senza particolari formalità (io per esempio ci sono entrato con addosso la maglietta degli All Blacks, messa per significare la mia opposizione all’Italia di oggi, pestifera e mortalmente inerte); a detta delle guardie a presidio della piazza, in 60 anni di repubblica non si era neanche mai visto accendere delle fiamme nella piazza del Quirinale, fossero pure delle fiammelle di candela messe lì a ricordare chi è morto sotto le larghe gomme della piaga automobilistica.
Abbiamo parlato in tre con uno dei 6 consiglieri di Napolitano, una sorta di ministro del presidente, consegnandogli anzitutto la lettera aperta del movimento, nata come un urlo di dolore dopo l’imperdonabile uccisione di A.T., domenica scorsa, e il Libro Rosso della ciclabità che è scaturito dai due giorni di stati generali della bicicletta a Reggio Emilia. Abbiamo parlato per quasi un’ora e mezzo. Erano consapevoli delle caratteristiche del movimento, ma anche di come sta cambiando l’idea stessa dell’uso della bici: senza particolari stimoli da parte nostra, il consigliere ha riconosciuto per primo che la bicicletta non è più il mezzo della domenica come è stato inteso negli anni della motorizzazione di massa, e che le piste ciclabili sono spesso un alibi delle amministrazioni locali per pulirsi la coscienza e darsi una mano di verde sulla carta. La discussione quindi è partita bene, e si è sviluppata decentemente. Come tutti sappiamo, la Presidenza dellaR epubblica non ha poteri né amministrativi, né, men che mai, legislativi. Ma il consigliere ha affermato più volte che tutta la “moral suasion” possibile verrà esercitata da Napolitano, che pare essere molto sensibile al problema (anni fa sua moglie fu messa sotto da un’automobile proprio di fronte al Quirinale) e, parole sue, vuole “usare la mano pesante” quando parlerà dell’argomento della mortalità stradale. Ha anche specificato che il settennato è in scadenza e la possibilità di rompere le balle è un po’ inferiore al normale, ma che comunque verrà detto e pressato il possibile, pensando anche a una “scaletta di interventi” da mettere in campo da ora per premere sulle amministrazioni di ogni livello. Ci ha anche chiesto di proporre azioni -condivisibili- alle loro strutture.
Questo in sintesi ciò che abbiamo ottenuto ieri sera, mentre erano in corso manifestazioni spontaneamente convocate in 32 città d’Italia, per dire “basta alle morti in strada”. Lo accogliamo con il consueto scetticismo di chi da anni si sente fare promesse e sente belle parole, mentre a livello del suolo (e non solo) nulla cambia. Tant’è, ma portiamo a casa un risultato che poteva anche non esserci.
Mi preme sottolineare una cosa: anche se lentamente, questo dannato paese si sta svegliando sotto le martellate mediatiche e anche in parte di piazza di un movimento spontaneo: perlomeno, dal punto di vista della coscienza di ciò che accade in strada. Questo strano momento di ieri, in cui tre persone qualsiasi hanno avuto accesso anche abbastanza onorevolmente al palazzo più protocollare d’Italia, formalmente anche se in modo informale, significa soprattutto dare un segnale.
Noi di #salvaiciclisti agiamo per simboli, perché altro non possiamo fare. E quello di ieri è stato un simbolo forte: non tanto per noi quanto per la gran massa dei distratti, di quelli che fanno spallucce, degli ometti e delle donnine che dicono con il loro sorrisetto stolidamente ironico che “le cose stanno così, è inutile agitarsi”, a quei fatalisti che scambiano per saggezza la loro inerzia e continuano, imperterriti, a rovinare la vita a sé e agli altri bevendosi acriticamente il più grande inganno di questo paese malincantesimato: che la macchina sia necessaria, e che nulla si possa fare. Il cammino per il cambiamento è appena iniziato, cominciate a pensare che un cambiamento non solo sia necessario e possibile ma che sia anche a portata di mano.

martedì 13 novembre 2012

manifestazione-nazionale-venerdi-16-novembre

#bastamortinstrada

(dal sito #salvaiciclisti)


Dopo lo choc, la reazione. Dopo la brutta, iniqua, imperdonabile uccisione di A.T. i ciclisti organizzati convocano una manifestazione nazionale in tutte le città d’Italia che vogliano aderire. La data prescelta è venerdì 16 novembre, a partire dalle 19, nei luoghi di ritrovo che ogni gruppo locale vorrà utilizzare.
Le città aderenti finora sono Milano, Roma, Napoli, Catania, Torino, Bologna, Pavia, Cagliari. Ci scusiamo da subito se nel frattempo se ne è aggiunta qualcun’altra, visto che l’appuntamento sta montando di ora in ora.  Qui il link all’appuntamento Facebook,qui un altro per la notizia da divulgare. L’hastag sarà #bastamortinstrada.
Ognuno sceglierà le proprie modalità di manifestare, che sia una biciclettata o dei flash mob o quello che volete. Ma tutto per dire “ora basta morti in strada, servono azioni immediate”.
Pensando ad A.

La vita spezzata di A., 17 anni, e la complicità dello Stato

(dal sito #salvaicilisti)


"Siamo ancora tutti agghiacciati.
Quasi nessuno di noi ha la freddezza di mettere in forma un pensiero coerente. Una ragazza di 17 anni in gita in bici con il suo gruppo scout è stata colpita da un Suv a Casalmaiocco, in provincia di Lodi, sulla strada provinciale 159. Dai primi resoconti risulta che la vettura è stata frenata da chi la guidava ma si è fermata 300 metri dopo in un campo, e che la ragazza -secondo quanto testimoniato al Tg1 da uno dei vigili locali- è stata trascinata per 200 metri.
La velocità di quel carrarmato doveva essere impensabile.
Una di noi #salvaiciclisti ha trovato la forza di scrivere di questo omicidio, pensando a una lettera aperta al presidente della Repubblica, al capo del governo, ai sindaci. La proponiamo qui, in attesa di riordinare le idee dei nostri cervelli sconvolti e dei nostri cuori in fiamme per questa tragedia. La lettera è firmata, ma con l’accordo dell’autrice la facciamo nostra.
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
E, p.c. alle autorità di governo
Presidente del consiglio dei ministri
Ministro dei Trasporti
Ministro dell’Interno
Sindaci
Egregio Presidente,
un’ennesima vittima della strada è comparsa come trafiletto nelle notizie di questa domenica vacua e agitata prevalentemente dai risultati delle partite di calcio.
A. T.,  ragazza di soli 17 anni, è morta perché un SUV l’ha travolta. Questo SUV andava talmente veloce che ha impiegato 300 metri prima di fermarsi e finire in un campo.
Sono sicura che potrà documentarsi e approfondire le dinamiche dell’incidente, e conoscere i particolari del caso per poter avere un’opinione in merito a questa tragedia.
Ma al di là delle informazioni sull’accaduto, quello che mi spinge a scriverle questa lettera è porle con forza una domanda: lei pensa che sia davvero un ”incidente”? Essere travolti da un SUV mentre si percorre un’infrastruttura pubblica come una strada provinciale (o una qualunque altra infrastruttura per la pubblica viabilità), è davvero una fatalità ineluttabile? Permettere a chi ha il veicolo più potente di lanciarlo alla velocità desiderata, è davvero qualcosa di incontrovertibile? Avere la liceità di guidare un mezzo così potente con atteggiamento lieve e distratto, e in questo caso criminale data la velocità, è davvero inevitabile?
Sicuramente lei mi risponderà di no, e che la legge italiana non prevede tutto ciò, e che ci sono le strutture e le autorità competenti per evitare questi “incidenti”. E allora le rinnovo la domanda: perché accadono? Quanti degli incidenti che ogni anno vengono registrati sarebbero evitabili? Quanti sono veramente “incidenti” dovuti a cause imprevedibili che ricadono al di fuori della pianificazione ingegneristica delle strade che dovrebbe assicurare l’incolumità di tutti gli utenti?
La verità è che questi non sono “incidenti”. La verità è che le strade sono progettate per assicurare l’incolumità di una sola categoria di utenti: gli automobilisti. La verità è che le regole del Codice della Strada non vengono rispettate e fatte osservare, né su strade urbane né su strade extraurbane. La verità è che la categorie di utenti leggeri della strada, ossia ciclisti e pedoni, non viene contemplata nella pianificazione per la sicurezza stradale e nello sforzo di progettazione e applicazione di sistemi di sicurezza avanzati. La verità è che la folle corsa impostaci dalla motorizzazione non contempla il rispetto per la vita.
I pedoni ed i ciclisti in quanto utenti stradali non esistono per lo Stato italiano.
In Italia quasi ogni giorno muore un ciclista, ogni giorno due pedoni vengono falciati, spesso proprio sulle strisce pedonali.
Ad oggi il numero è di 217 ciclisti e 619 pedoni uccisi dall’inizio dell’anno. Dietro ognuno di questi numeri c’è una vita, una storia, degli affetti.
Per ridurre questi numeri impressionanti esistono le leggi, esistono gli studi, esistono best practice di successo messe in atto da altri Paesi, esiste la tecnologia.
Non intervenire è una volontà politica. Non porre fine a tutto ciò vuol dire essere complici di chi ha in spregio la vita altrui.
Esigiamo una urgente azione da parte sua e del Governo, e da parte degli enti locali responsabili della gestione delle infrastrutture della viabilità.
Valeria Pulieri – Roma
per #salvaiciclisti"